Passa ai contenuti principali

GLI INTERLOCUTORI DIFFICILI







“C’era una volta un villaggio devastato, dove la maggior parte degli abitanti era scappata via per colpa di nove folletti di nome Colpevolo, Manipolo, Schiacciolo, Invidiolo, Tacciolo, Lamentolo, Tradignolo, Assignolo e Saccolo.
Questi folletti, a causa del loro carattere difficile, avevano allontanato tutti.
Colpevolo istillava sensi di colpa, lamentandosi di continuo con gli altri abitanti per eventuali loro mancanze; Manipolo era molto bravo con le parole e con l’ambiguità del loro significato: era in grado di far cadere tutti ai suoi piedi e di fare agli altri quello che in realtà toccava fare a lui; Schiacciolo era meglio non toccarlo: per ogni cosa o motivo interagiva con gli altri con prepotenza, urla, svalutazioni e col sarcasmo; Invidiolo voleva sapere a tutti i costi tutto delle altre persone entrando nella loro vita in modo ossessivo; Tacciolo stava sempre lì sordo e muto, privo di parole: nessuno degli abitanti di quel villaggio sapeva cosa lui pensava rispetto ad un determinato argomento; Lamentolo era insopportabile ascoltarlo: una continua lagna, ma guai se si muoveva un  po’ per cambiare le cose; Tradignolo era il perenne inaffidabile, colui che non aiutava nessuno lasciando di sasso anche i suoi migliori amici; Assignolo cercava di continuo conferme sul suo lavoro e rassicurazioni; Saccolo sapeva sempre tutto: sosteneva che, se fosse stato lui al potere, avrebbe risolto tutti i problemi.
Un bel giorno, arrivò il sindaco del villaggio, il quale – avendo studiato la situazione e le caratteristiche di questi folletti- decise di mettere delle regole: quando Colpevolo si lamentava occorreva chiedergli di cosa aveva realmente bisogno e come lo si poteva aiutare; quando Manipolo aveva atteggiamenti di sudditanza era giusto chiedergli chiarimenti o, a volte, non considerarlo affatto; quando Schiacciolo aggrediva era opportuno rispondergli con affabilità e pacatezza; quando Invidiolo assumeva atteggiamenti ossessivi verso gli altri, questi ultimi potevano chiedere ulteriori chiarimenti; quando Tacciolo stava per ore o giorni zitto, si poteva chiedere cosa ne pensava in merito a quel determinato argomento o decisione da prendere; quando Lamentolo era propenso a lagnarsi era giusto chiedergli come intendeva risolvere quella situazione; quando Tradignolo assumeva atteggiamenti di buon amico, ma in realtà non lo era, si poteva chiedergli di fare le cose non per semplice compassione; quando Assignolo voleva essere rassicurato occorreva utilizzare lo strumento della fermezza; infine, quando Saccolo partiva con i suoi discorsi presuntuosi, era opportuno chiedere chiarimenti o prove delle sue argomentazioni.
Solo con queste regole il villaggio ritornò ad essere come una volta con i suoi nove abitanti e ospitandone altrettanto di nuovi”.

Con questa nuova metafora dal titolo “I folletti fastidiosi” – stavolta inventata e scritta da me – ti saluto e ti do il benvenuto ad un altro argomento, quello relativo agli interlocutori difficili: il manipolatore, il colpevolizzatore, l’aggressivo, l’invidioso, il taciturno, il lamentoso, l’inaffidabile, l’assillante, il saccente.

Quando si interagisce con loro, il nostro obiettivo non è cambiare il carattere dell’altro, bensì trovare strategie comunicative differenti, utili a migliorare il nostro modo di relazionarci e la nostra capacità di trovare soluzioni ai problemi.

Occorre, inoltre, ricordare che ogni interlocutore difficile ha bisogno della nostra fermezza, della nostra comprensione e gentilezza, altrimenti si rischia di andare incontro a risentimenti e rancori.

Vi sono alcune tecniche utili che puoi adottare come risposta alle critiche nei confronti di questi interlocutori difficili. Esse sono:

  • Spiazzare l’interlocuotore, dandogli una risposta che lui non può prevedere (ad esempio: dandogli ragione, smantando la critica dai suoi aspetti generalizzanti, ignorando la critica);
  • Ammettere la verità, ossia accettare la critica senza cadere in forme di autocommiserazione e autocolpevolizzazione;
  • Ampliamento dell’accusa: consiste in una richiesta di feedbacl al fine di rendere più comprensibile l’accusa;
  • Disco rotto: ripetere, con calma, varie volte il proprio punto di vista;
  • Il banco di nebbia: dare ragione all’interlocutore;
  • Rinvio assertivo: rimandare la risposta alle critiche dell’interlocutore fino a quando si è un po’ calmi per rispondere;
  • Cambiare argomento: deviare il focus del discorso sulla relazione anziché sul problema.
Clicca in basso per scegliare l'app con cui ascoltarmi 





Commenti

Post popolari in questo blog

LA COMUNICAZIONE EFFICACE

Di seguito, ti riporto alcuni miei appunti utilizzati per un corso che ho tenuto con parenti e caregiver che fanno assistenza ai malati di Alzheimer.  Ad ogni modo, sono utili per tutte le situazioni in cui si comunica. Fanne tesoro! 😊
Cos’è la comunicazione?
Comunicare significa mettere in comune, esprimere, esternare, creare relazioni con altri esseri umani, dare forma di messaggio a idee, sentimenti e vissuti personali. Il fine della comunicazione è quello di produrre un comportamento. La messa in atto di questo comportamento è quello che ci dirà se la nostra comunicazione è andata a buon fine o meno.
MODALITA’ COMUNICATIVE La comunicazione avviene su tre livelli che coprono, a loro volta, diverse percentuali. Come evidenzia il successivo grafico, si può osservare come la comunicazione non verbale copre uno spicchio abbastanza ampio rispetto la comunicazione verbale e para-verbale.




Vediamo, di seguito, i vari tipi di comunicazione
LA COMUNICAZIONE VERBALE
La comunicazione verbale utilizza i…

AUGURI PAPA'!

Ascolta "La parola ai papà e ai figli" su Spreaker.



Un anno fa decisi di fare una puntata del mio podcast dedicandola a tutti i papà del mondo; chiesi, pertanto, ai miei ascoltatori se avevano voglia di condividere con me la loro esperienza di figli e/o padri.

La voglio ritrasmettere in questo 19/03/2020, in questo momento storico particolare che tutti noi stiamo vivendo; in una giornata che avevamo immaginato diversamente per e con i nostri papà...magari con una deliziosa zeppola ed un buon pranzo o cena! E invece ciò non è possibile...per chi non vive con i genitori come la sottoscritta è una festa del papà differente...strana!

Ad ogni modo, voglio cancellare tale malinconia augurando buona festa del papà a tutti i "Papindi" (il mio papà lo chiamo così!) del mondo: a chi ce l'ha lontano, ai figli che sono diventati nel frattempo papà e ai papà che ci guardano da lassù.

Ci risentiamo presto con una nuova puntata! 👊