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LA PNL


Con questo post, do il via ai miei articoli sulla comunicazione un po’ più tecnici, proprio come affermato in questapuntata del podcast.
Partiamo dalle fondamenta…spesso hai sentito parlare durante le mie puntate di PNL. Ma cosa è esattamente?
La PNL è la sigla di tre parole: Programmazione Neuro-linguistica. Essa è lo studio della struttura dell’esperienza soggettiva, ossia di come ogni individuo percepisce ed interpreta se stesso, gli altri e il mondo che lo circonda.
La PNL può rappresentare un’opportunità per migliorare la comunicazione interpersonale e per controllare alcuni processi del nostro cervello che ci portano a deviare proprio quella comunicazione.

Perché “Programmazione”?
Perché ognuno di noi ha la capacità di organizzare la comunicazione e i processi mentali in modo da raggiungere obiettivi e risultati desiderati in maniera efficace ed efficiente.

Perché “Neuro”?
Perché noi comunichiamo ed abbiamo esperienza del mondo grazie ai segnali che il nostro sistema nervoso riceve ed elabora  per mezzo di un’interconnessione che avviene tra i segnali esterni ( comportamenti) e processi di pensiero.

Perché “Linguistica”?
Perché il linguaggio è quello strumento che, per eccellenza, permette di tradurre i nostri pensieri per rappresentarli e comunicarli agli altri ed è ricco di informazioni.

I fautori della PNL sono Richard Bandler e Jhon Grinder.
Insieme, decisero di studiare il lavoro di famosi terapeuti, tra cui Milton Erickson ( di cui parlerò quando affronterò il tema della metafora ;-) ). I loro studi furono integrati anche dalle teorie di altri autori quali Gregory Bateson, Paul Watzlawick (ricordi quando nel podcast affermo: “Non si può non comunicare”? Ecco, è stato proprio lui – col suo primo assioma – a rendersi conto di ciò!), Noam Chomsky.
L’intento di Bandler e Grinder non era quello di creare una nuova teoria, ma trovare un modello comune alle varie teorie riscontrate tra i vari terapeuti.
Il risultato di tale lavoro di ricerca fu il riscoprire un fattore comune tra le varie terapie, ossia il cambiamento della mappa del mondo del paziente, in modo da dargli la possibilità di avere più scelte nei comportamenti da attuare: non una teoria volta a spiegare i “perché”, ma un modello che descriva il “COME”.  
Da qui nacque la PNL, che – pertanto – è il prodotto di un’originale sintesi tra psicoterapia, neurologia, linguistica, cibernetica e teoria dei sistemi.
Dopo Bandler e Grinder, ci furono altri autori dello sviluppo della PNL, tra cui – ad esempio – Robert Dilts.
L’evoluzione della PNL la possiamo riassumere in quattro generazioni:
·       Prima generazione: studio delle mappe del mondo e di come si possono modificare e ottenere dei cambiamenti;
·       Seconda generazione: analisi dei metaprogrammi, ossia di filtri che ogni individuo possiede (ne parlerò in un apposito post);
·       Terza generazione: studio di come si possono ottenere nuovi comportamenti;
·       Quarta generazione: PNL umanistica ed integrata con altri modelli e teorie, utile per l’evoluzione personale.

A cosa serve la PNL?

1.   Per una comunicazione efficace ed efficiente: è utile per migliorare il proprio stile comunicativo, rendendolo adeguato al contesto agli interlocutori
2.   Per sviluppare le proprie competenze personali: ti permette di guardare la vita come una preziona opportunità per apprendere
3.   Per sviluppare le risorse di un gruppo o di una organizzazione: è utile per l’analisi organizzativa, per la gestione del cambiamento e per la formazione manageriale.

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